A CONSCIOUS WALK IN LAMPEDUSA


Lampedusa appare come un palcoscenico all’interno del quale viene riprodotto un immaginario ora di emergenza, ora di invasione, ora di tragedia, diventando, in modo distorto, parte della memoria collettiva.

Attraverso il velo della retorica, traspare una piccola isola attraversata da profondi cambiamenti e paradossi sottili, che sopra a tutto determinano questo luogo a cui abbiamo ancorato molti dei significati che riponiamo nel termine: “confine”.

Usando lo strumento del soliloquio conosciamo Lucio, Giacomo, Daniele e Pep top, che raccontano, in esclusiva ai lettori de “ il fotografo “ una Lampedusa distante dalla narrazione ufficiale.

Scopriamo insieme a loro l’ingombro della presenza militare: postazioni radar e caserme che caratterizzano questo luogo di “ confine “ quanto il mare, il tramonto e le rocce. Un’economia tradizionale, di pesca e di turismo, che viene lentamente sostituita da una legata all’emergenza. Ironia, consapevolezza, nostalgia si incontrano in un profondo spirito di rivalsa, filo conduttore tra i protagonisti, per un’Europa piccola e distante, che filtra attraverso le crepe dell’immaginario come un ingombro privo di umanità, e che diventa reale, in una prigione che continua a cambiar nome, nonostante la costanza della sua funzione.